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Kima, della Casta dell'Eclisse

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Kima, della Casta dell'Eclisse

Postby Odjn » Wed Aug 22, 2007 10:26 am

Questo è il personaggio che giocherò da qui a poche settimane nell'avventura di Exalted capitanata da Nevescura. Pensavo di presentargli questa breve introduzione, ma dopo averla finita mi sono detto che diavolo, sentiamo che ne pensano un poco tutti. A rivederla poi non è neanche così breve, ma vabbeh, quando scrivo sono prolisso.

Premessa n. 1: Bremerhaven (nome tratto da una cartina della Germania :D) e le Due Matrone sono luoghi di mia completa invenzione, situati nella regione delle Scavenger Lands degli Hundred Kingdoms. Siccome Nevescura sa solo che partiremo in u ngenerico Est, pensavo di dargli una mano costruendo qualcosa intorno al mio personaggio, così ha meno da fare e magari Bremerhaven può ospitare pure gli altri 4.

Premessa n. 2: Il racconto è stato scritto di getto e riletto (per errori grammaticali) in questo momento, dopo quasi 24 ore filate che non chiudo occhio. E di ciò tenetene conto nei vostri giudizi.

Vi lascio con l'opera e me ne vado a letto.


Era un'Età di splendori e meraviglie, ma sopra di tutto, di armonia. Dall' alto della sua posizione, poteva vedere la Creazione nella sua interezza: da Fuoco ad Aria, da Legno ad Acqua, uniti dalla stabilità della Terra e da leggi inflessibili ed eterne. Innumerevoli uomini come formiche, si accalcavano e lavoravano in accordanza con le norme del Governo; e gli Dei, rispettando quelle del Cielo. E gli Eccelsi degli Dei sopra di tutto ciò, e sopra di loro, i Legislatori, i Figli del Sole Invitto, a portare stabilità alla Creazione con la sola presenza. E tutto sovrastato dalla sacra Eclisse: sposalizio di luce e ombra, armonia tra la notte e il giorno, unità tra Dei, uomini e Coloro che erano più di entrambi. Governo, stabilità e sacra Legislazione: così era e sempre sarebbe stato.

E come ogni mattina da un mese a questa parte, Kima aprì gli occhi alle prime luci dell'alba che già il sogno andava scemando, lasciando in lui solo il ricordo della sacralità delle sue visioni. La beatitudine dell'Era fantastica cedeva il passo alle incombenze mondane della giornata, ed egli decise di colmare il vuoto dedicandosi a piaceri più terreni. Alla sua sinistra Clover dormiva ancora, i lunghi capelli nocciola sulle spalle nude e l'espressione beata di chi non aveva alcuna intenzione di lasciare il mondo dei sogni. Non aveva cuore di svegliarla. Alla sua destra, una delle bottiglie di sidro era rimasta mezza piena dopo le cerimonie della serata, e a quella dedicò la sua attenzione. Indossata una vestaglia di velluto, si riempì un bicchiere di liquore e si affacciò alla finestra, contento solo di risplendere nella luce dell' alba.

E risplendeva davvero Kima. In nessun modo, sin da bambino, era stato una persona insignificante. Un semplice servo di corte alla reggia dell' Augusta Madreperla di Tutti i Fiumi -titolo alquanto altisonante per la regina di una poleis piccola come Bremerhaven- che era riuscito a far notare il suo talento al servizio di commercianti e messaggeri alle dirette dipendenze dell' Ufficio di Madreperla, sapeva di dovere la sua fortuna al suo ingegno e alla forza della sua personalità - nonchè al talento naturale per le negoziazioni e a una buona dose di ambizione personale. Non aveva mai conosciuto i suoi genitori; forse contadini, forse schiavi, probabilmente morti entrambi in una delle molte guerre con i vicini di Bremerhaven. Sapeva bene di dovere tutto ciò che era solo a se stesso.

Ma tutto ciò, benchè straordinario, non aveva mai avuto dell'incredibile. Come messaggero retribuito, Kima era sicuro, la sua fortuna era arrivata al suo culmine. Non avrebbe potuto più nutrire le sue ambizioni: il sistema sociale tollera usualmente solo un certo numero di sconvolgimenti, prima di riportare l'incauto all'ordine, spesso molto duramente. Sembrava che dormire in una stanza comune vicino alle stalle e mangiare zuppa di farro tutti i giorni, carne una volta ogni due settimane, fosse quanto di meglio potesse desiderare. Ma un mese prima...

Una febbre durante una missione era una vera seccatura. Dalla mattina delal sua partenza, Kima si sentiva scosso dai brividi, e poteva sentire il calore troppo intenso sotto la sua pelle. Era ormai a mezza giornata di trotto da Bremerhaven, e non poteva comunque permettersi di tornare indietro, non con i documenti di cambio e i contratti commerciali che portava nella borsa. Avrebbe raggiunto la Gilda dei Mercanti delle Due Matrone, e a loro avrebbe chiesto cure e ospitalità prima di ripartire.
Era una strana febbre, però. Non si sentiva raffreddato, ma piuttosto preda di un delirio euforico che lo riempiva di energie. Non era stupido e sapeva di stare male: addirittura ogni tanto la sua visione era oscurata da bagliori bianchi e dorati. Brutto segno quando era la vista a fare cilecca, probabilmente sarebbe svenuto da un momento all'altro. Ma solo la prudenza lo tratteneva dal ridere a squarciagola, urlare al cielo, battere le mani e spronare il vecchio Testadicoccio ad un galoppo sfrenato. Non fare lo sciocco, si disse, e risparmia le forze fino a sera.
La situazione era leggermente migliorata dopo il tramonto. Gli strani deliri erano andati calando di intensità, e si sentiva pronto per riposare; l'indomani, al mezodì più tardi, avrebbe raggiunto le porte delle Due Matrone. Legò il mulo ad un ceppo e preparò la sua tenda per la notte, sperando di dormire a sufficienza e sapendo che gli strani sintomi l'avrebbero tenuto agitato per molte ore. Alfine, quando ormai la luna stava per cedere il passo al nuovo giorno, Kima si adodrmentò.
E vide per la prima volta l'Era meravigliosa. Vide il mondo come una volontà superiore desiderava che fosse, come era giusto che fosse per tutte le Leggi e i Regolamenti del Cielo e della Terra. Spalancò gli occhi che la luce filtrava dalle falde della tenda, e capì che un altro secondo al chiuso e al buio l'avrebbe precipitato nella follia per sempre. Arrancò di corsa fuori dalla tenda, e a gattoni volse lo sguardo al cielo. Volse lo sguardo ad Est, e fissò gli occhi direttamente nel Sole.
Magnifico, pieno e splendido oltre ogni misura. Mai più Kima avrebbe potuto descrivere il modo in cui non guardò il Sole quella mattina, ma lo assorbì in ogni fibra del suo corpo e ogni nicchia del suo animo. Ad ogni respiro che traeva, calore e luce entravano in lui e rischiavano di distruggerlo, di bruciarlo e consumarlo dall'interno; e ad ogni espirazione, entrava in comunione con la luce fuori del suo essere, con il cielo e la terra e col Sole stesso.
Si riprese sol odopo molte ore. Nel bagno di Essenza aveva sentito molte voci e percepito molte volontà, ma ormai non le ricordava più. Poco importa, si disse. Non sapeva niente, non riusciva nemmeno a immaginare cosa gli era successo, ma sapeva che ormai le voci e le volontà erano parte di lui come del tutto, e ci sarebbe stato tempo per riconoscerle. Tornare alle sue occupazioni mondane gli sembrava ora come bendarsi gli occhi dopo averli aperti per la prima volta, ma i documenti erano nella sua borsa, e le contrattazioni andavano portate a un termine.
Qualcosa non andava nei suoi ospiti alla Gilda dei Commercianti, e non nel catitvo senso. Nonostante avesse spronato il vecchio Testadicoccio, aveva accumulato un discreto ritardo, ma tutti sembravano così assorbiti dalla sua presenza e dalla sua personalità che non poterono farglielo notare. Kima osservò stupito gl sguardi reverenti ed estasiati di uomini che con una sola missiva avrebbero potuto gettarlo nel fango, peggio del più umile servitore. Quel giorno i mercanti firmarono ogni cosa che Kima gli mostrò, e si dimostrarono pienamente d'accordo con le sue personali idee su alcune trattative, le quali fornirono un discreto guadagno alla Corte dell'Augusta madreperla, e gli valsero molti complimenti dai suoi superiori e dagli uffici commerciali. E se qualcuno tra i suoi adoratori quel giorno notò che quando Kima parlava, sulla sua fronte risplendeva un cerchio dorato con un secondo più piccolo al centro, che dalla giusta angolazione sembrava avesse un piccolo Sole sulla fronte, dovette trovare la meraviglia di quel fenomeno di molto inferiore allo splendore della presenza del messaggero, perchè nessuno ne proferì parola.


Il bicchiere di sidro era finito, e così anche la sua reminiscenza di quel giorno. L'unico rimpianto di Kima era che le sue visioni notturne non erano nulla paragonate alla splendida epifania sperimentata quella mattina, e anche se aveva imparato a respirare Essenza insieme all'aria, a percepire lo scorrere della Creazione nel suo corpo, raramente si era sentito così parte del tutto come allora.

Avva però ottenuto tanto altro, così tanto. Un mese fa l'unica cosa che possedeva era un vecchio mulo sclerotico e cocciuto, che nessun altro avrebbe voluto cavalcare. Ora abitava in un palazzo di due piani con diverse stanze da letto, nelle sue stalle una giovane puledra da corsa dormiva accanto al vecchio Testadicoccio, e tre serve cucinavano, pulivano la casa e le sue vesti. Un mese fa i genitori della bella Clover lo guardavano con disprezzo quando non riusciva a trattenere l'acquolina davanti alla loro tavola; adesso la manteneva, e insieme si rimpinzavano di dolci, carne e liquori. Un mese fa era un messaggero e un diplomatico; adesso era uno dei responsabili del suo ufficio, e organizzava i viaggi di ragazzi nella posizione che un tempo era sua, tenendo per sè le trattative più importanti e gestiva i suoi viaggi come meglio credeva: nessuno, nè tra i suoi uffici nè tra i vari negoziatori di zona, si sarebbe permesso di offenderlo.

Eppure tuto ciò comportava una certa dose di rischio. Bremerhaven non era così lontana dal Reame da essere ignorante della Filosofia Immacolata, e Kima sapeva come la maggior parte della gente chiamava le creature come lui. Passata l'euforia iniziale, aveva fatto le dovute ricerche, e si era reso conto che quel primo giorno la fortuna era stata dalla sua parte: quel calore che sentiva spesso sulla fronte era un chiaro segno che avrebbe poturo metterlo seriamente nei guai, se l'avesse notato la persona giusta. Ma in poco tempo, istintivamente, era giunto anche il controllo, e man mano che scopriva i suoi talenti, si sentiva sempre più sicuro nell'usarli pur rimanendo celato. Non che temesse per la sua vita, perchè l'Essenza lo riempiva di una certa audacia, e qualche volta quando impugnava il suo arco si sentiva in grado di trapassare qualunque cosa. Nè era così attaccato a Bremerhaven, o al suo governo o ai suoi abitanti, da temere eventuali ripercussioni sulla sua città. La sua posizione sociale poteva essere ricostruita ovunque: era certo che i suoi talenti l'avrebbero facilmente consentito.

Pensando così, accarezzò i capelli castani di Clover, giocando con i suoi riccioli. Non l'avrebbe svegliata: la ragazza dormiva sempre come una statua dopo una certa quantità d'alcool. L'aveva conosciuta a una festa di palazzo, ad una rara occasione dove gli era stato permesso di bere, e si era ritrovato in intimità con una servetta di cinque anni più giovane. In seguito lei gli avrebbe rivelato che si era innamoata da subito del suo sorriso, del suo fascino magnetico. Kima non si ricordava cosa l'avesse attratto in lei, anche se indubbiamente era una bella ragazza, dal fisico snello e dagli occhi verdi. Era troppo ubriaco per ricordare.

Ma l'attrazione non scemò dopo la notte, da nessuna delle due parti. Presto iniziarono a passare insieme tutto il tempo che il suo lavoro di messaggero e il lavoro di lei di domestica consentiva loro. Un giorno Kima si accorse che oltre alla passione c'era di più; che aveva confidato senza problemi a Clover i suoi desideri, le sue ambizioni, i suoi timori e i suoi sogni; e che di lei conosceva ormai le stesse cose. Capì di essere innamorato, e di essere ricambiato. Successivamente, quando ebbe i mezzi per portarla a vivere con sè, la ragazza si dimostrò non solo bella e di carattere, ma anche astuta negli affari economici e domestici. Lui non aveva il tempo per gestire gli introiti della sua attività, e Clover badava alla casa e agli affari durante le sue assenze talvolta prolungate.

Era per Clover che ora temeva maggiormente. Sapeva che a volte gli Immacolati non si facevano scrupolo di usare gli amati dei loro nemici come ostaggi - o come esempi. Mai avrebbe potuto sopportare di essere la causa di dolore o... non riusciva nemmeno a pensarlo... per quella ragazza. Credeva che in quel caso, il suo cuore sarebbe potuto scoppiare seduta stante.

Per questo motivo ciò che gli era successo, se l'era tenuto per sè. Clover conosceva ogni dettaglio della sua vita, tranne uno, che pure per lui era tanto importante. Come avrebbe reagito alla notizia, con terrore o disgusto, o magari ne sarebbe impazzita? Non lo sapeva, anche se non si sentiva per niente un figlio di demoni, nè provava alcun appetito per le anime dei mortali. E se la notizia l'avesse invece resa euforica, avrebbe forse parlato troppo, alle persone sbagliate. No, per ora il modo migliore per evitare spiacevolezze era tenersi il segreto, anche se trovava sempre più dififcile nascondere una parte così importante di sè.

Kima guardò fuori dalla finestra, e si rese conto che da lì a poche ore sarebbe stato mezzodì. Lasciò i capelli di Clover, che avrebbe dormito fino al tardo pomeriggio, e uscì dalla stanza in vestaglia, ordinando alle serve che fosse preparato il suo pranzo, sellato il suo cavallo, gli fossero portate le vesti da viaggio e le armi. Era giornata di lavoro oggi, e tempo di contrattare.

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Postby Vanphanel » Thu Aug 23, 2007 1:42 am

come racconto è molto carino(anche se con qualche errore... :badgrin: )però....non so,forse è impressione mia,o ci sono pochi plot hook?non so,io ci avrei messo ,ad esempio,un rivale in amore che prima lo scherniva e che ora trova sospetto questo suo successo...o magari l'augusta madreperla lo voleva sotto di sè ,come suo pupillo,e lui,rifiutando,se la inimica...certo,poi dipende che tono vuoi dare alla campagna...se di intrighi o di folli battaglie campali....
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"....E ha con sè una mazza con IDRO TOPI morti sopra....
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